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Da Magenta alla presidenza, la storia di Patrice de MacMahon

Scritto da Paola Montonati

Andare a Magenta nel giorno della rievocazione della Battaglia omonima, la prima domenica di giugno, è qualcosa di magico, con le divise, casa Giacobbe che porta ancora i segni dei proiettili delle truppe austriache, il fascino di un’epoca che sembra oggi così lontana nel tempo.

Tutta la città viene imbandierata, coccarde tricolori adornano ogni portone, ogni balcone, l’orgoglio dei magentini è risvegliato e tutti risultano attori di questa giornata che ogni anno si ripete. Eppure uno degli artefici della vittoria cruciale della seconda guerra d’indipendenza italiana fu un generale francese dalle origini irlandesi, che nella sua lunghissima vita divenne anche presidente della repubblica francese dopo la Comune del 1871.

Infatti, nella città il tricolore italiano è unito a quello francese, in segno di un’amicizia mai sopita.

Nato a Sully, nel dipartimento della Saona e Loira, il 13 luglio 1803 Patrice de MacMahon era il sedicesimo dei diciassette figli di una famiglia che nel 1749 aveva ricevuto il titolo di Marchese di MacMahon e d'Eguilly dal Re Luigi XV.

Il giovane Patrice entrò nel 1820 presso il Petit Séminaire des Marbres di Autun, continuando poi gli studi al Collegio Louis-le-Grand, il 23 ottobre 1825 fece il suo ingresso all'Accademia di St-Cyr, dove si diplomò il 1 ottobre 1827.

Dal 1827 prestò servizio nell'esercito nel ruolo di aiutante di campo del generale Achard, e prese parte alla campagna di Algeri nel 1830.

Richiamato in Francia, si fece notare durante la spedizione ad Anversa del 1832, poi fu nominato capitano e fece ritorno in Algeria, dove si trattenne dal 1834 al 1854, venendo ferito nell'Assedio di Costantina del 1837, dove aveva condotto una carica di cavalleria contro le pianure occupate dai beduini.

MacMahon fu nominato comandante della legione straniera francese nel 1843 e fu promosso generale di Divisione nel 1852, rimanendo in Algeria sino al 1855.

Nella guerra di Crimea, si fece notare nella battaglia di Malachov presso Sebastopoli dell’8 settembre 1855, durante la quale sembra abbia esclamato la storica frase J'y suis, j'y reste, cioè “Qui sono, qui resto”.

Dopo questi eventi gli fu proposto il ruolo di Capo delle armate francesi, ma egli rifiutò l'offerta preferendo tornare in Algeria, nel 1856 venne nominato Senatore dell'Impero di Francia.

Durante questo periodo MacMahon votò contro una legge sulla sicurezza nazionale voluta dagli estremisti dopo il fallito assassinio dell'Imperatore Napoleone III da parte dell'anarchico Felice Orsini.

Con la seconda guerra d’indipendenza italiana, il generale divenne il comandante del II Corpo dell'Armata d'Italia, vincendo contro le esperte truppe austriache di Ferencz Giulaj nella battaglia di Magenta del 4 giugno 1859, che gli fruttò il titolo di Duca di Magenta e di Maresciallo di Francia, direttamente dall’imperatore Napoleone III, sul campo di battaglia.

Nel 1861 fu il rappresentante dell'Impero francese all'incoronazione di Guglielmo I di Prussia, poi fu il governatore generale dell'Algeria dal 1 settembre 1864, tornando in Francia alla viglia dello scoppio della guerra franco-prussiana, durante la quale guidò il I e il V Corpo d'armata francese dell'armata del Reno del Sud.

Il 4 agosto 1870 la 3ª Armata prussiana attaccò la linea di MacMahon presso la città di Wissembourg, giungendo alla battaglia di Wœrth e il 1 settembre i prussiani arrivarono a Sedan.

Contro i 200.000 soldati prussiani al comando del feldmaresciallo Helmuth von Moltke, gli sforzi dei francesi furono vani, MacMahon venne ferito e il comando passò al generale de Wimpffen che annunciò la resa dei francesi, cui seguì quella di Napoleone III del 2 settembre, al termine della conclusione degli scontri che si stavano svolgendo a Sedan con un gruppo di 83.000 soldati.

Quando la Comune di Parigi fu soppressa nel maggio 1871, MacMahon comandò le armate di stanza a Versailles, uccidendo nel corso degli scontri circa 30.000 comunardi e catturandone altri 38.000, di cui 7.000 vennero deportati.

Per le sue azioni in difesa della sicurezza della Francia e la sua gloriosa carriera militare, il generale venne eletto Presidente della Terza Repubblica francese, con Primo Ministro il repubblicano Jules Simon, poi sostituito dall'orleanista duca di Broglie, per poi sciogliere l'Assemblea Nazionale il 16 maggio 1877, gesto che lasciò indubbiamente emergere la sua idea di reprimere i sentimenti repubblicani a favore del ritorno al trono degli Orléans.

Il piano fallì, ma la posizione di MacMahon fu salvata e gli permise di rimanere in carica come Presidente per sette anni, che lo videro impegnato sempre più a favore dello stato, nel rispetto della propria carica.

Ritiratosi dalla politica, il generale trascorse gli ultimi quattordici anni della sua vita in una quasi totale solitudine nel Castello di Sully, morendo il 16 ottobre 1893 e fu sepolto, con funerali di stato, nella cripta dell'Hotel des Invalides di Parigi.

Patrice Maurice de Mac-Mahon, nonostante la forte passionalità che lo faceva apparire imprevedibile, si rivelò un uomo fondamentalmente onesto, come disse nelle sue memorie “Sono rimasto un soldato e posso coscienziosamente dire che non solo ho servito fedelmente un governo dopo l'altro ma, quando sono caduti, li ho rimpianti tutti con la sola eccezione del mio” e Jules Simon, professore di filosofia alla Sorbona e presidente della Repubblica lo definì “un grande capitano, un grande cittadino, un uomo giusto”.

Dopo la morte del Generale, il parroco di Magenta don Cesare Tragella e il sindaco Brocca, che avevano partecipato alle esequie in Nótre Dame a Parigi, proposero l´idea di dedicargli un monumento, che venne creato dallo scultore Luigi Secchi.

La cerimonia inaugurale del monumento, nel giugno del 1895, vide la presenza del Generale De Vaulgrenant, aiutante di campo del Duca di Magenta nella campagna del 1859, del figlio del Duca, Capitano Emmanuel di Mac Mahon, del Generale Mocenni, rappresentante del Governo, del sindaco di Milano Vigoni, del console di Francia a Milano Carteron e del Generale Bava Beccaris.

Dopo i restauri del 2009, avvenuti in occasione del 150º anniversario della battaglia di Magenta, il monumento è stato riportato nella posizione originaria, al centro del grande parco dedicato dalla città all'evento.

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