Claudio for Expo

ICH Sicav

 

Achille Ratti, Pio XI, ultimo Papa insubre e gran scalatore

Scritto da Paola Montonati

160 anni fa nasceva l’ultimo Papa insubre, Achille Ratti, una vita intensa, da studioso a Nunzio Apostolico, a Cardinale Arcivescovo di Milano, il Papa che riuscì a definire i Patti Lateranensi, amando sempre la sua Brianza, la montagna e le sue cime.

E' stato il 259° successore di San Pietro alla guida della Chiesa, il suo fu il pontificato del primo difficile e intricato dopoguerra. Vedeva da una parte l'inizio di un progresso prorompente e dall'altro il sorgere e il consolidarsi d’ideologie opposte, che portarono alla grande catastrofe della Seconda Guerra Mondiale, che scoppiò sette mesi dopo la sua morte. Un cognome tipicamente insubre, che trova la sua massima diffusione in Brianza e in particolare nelle zone del comasco - lecchese. Un Papa che ha sempre mantenuto un forte e stretto legame con la sua terra.

Il cardinale Carlo Confalonieri, a lungo suo segretario particolare, ha scritto: "Il papa amava tanto la Brianza non solo perché era brianzolo, ma per la grande vitalità della gente, per la capacità di godere del lavoro e di mettercela sempre tutta in ogni circostanza; conservò sempre il gusto del brianzolo".

Ambrogio Damiano Achille Ratti nacque a Desio, nella allora provincia di Milano, nel cuore della Brianza, il 31 maggio 1857, quartogenito di Francesco, direttore della locale filanda, e di Teresa Galli, in quel ricco clima culturale e politico che era il Lombardo-Veneto alla vigilia della seconda guerra d’indipendenza.

Francesco Ratti era direttore di filande, prima dai Conti a Pusiano, poi Riva a Carugate, del Setificio Gottardo-Guest a Pinerolo, quando morì, il 4 luglio del 1881, era responsabile e comproprietario delle filande Gadda a Pertusella.

Era originario della frazione Ceppetto di Rogeno sul lago di Pusiano, mentre la madre era di Saronno: si trasferirono a Desio solo pochi mesi prima che nascesse il futuro Pio XI. Sulla facciata della casa abitata da Francesco e Teresa Ratti, è stata apposta una lapide commemorativa.

La Famiglia Ratti, ebbe sempre un forte legame con Rogeno, dove ancora oggi sono sepolti i genitori del Papa, la sorella Camilla e il fratello Edoardo. Presso la tomba dei suoi famigliari Achille Ratti si recava quasi settimanalmente, impegni permettendo. Arrivava in treno da Milano, scendeva alla stazione di Merone, dove c’era sempre qualcuno ad attenderlo e che lo accompagnava poi a Rogeno. Quando suo cugino don Rodolfo Ratti, con cui era legato da un forte rapporto, divenne parroco di Merone, dove c'erano altri parenti, si fermava a dormire nella sua canonica, avendo a disposizione una camera che era chiamata dai familiari “la stanza di don Achille”, anche quando salì al soglio pontificio. A Merone celebrò alcune volte la Messa, spesso in memoria dei propri defunti, cui invitava anche i parroci del circondario.

Un legame forte e indissolubile quello con Rogeno, per Achille Ratti, al punto che negli ultimi giorni di gennaio del 1922, poche ore prima di partire per il conclave che lo avrebbe eletto al soglio pontificio, si recò sulla tomba dei genitori. Ai parrocchiani accorsi per salutarlo, disse: “Sono venuto a pregare e a salutare i miei cari. Forse sarà per l’ultima volta”. E fu veramente la sua ultima volta.

Il futuro Papa, era di casa anche nella vicina Asso, dove era parroco suo zio don Damiano Ratti, che ebbe molta influenza sul giovane Achille. Proprio con lo zio Damiano, compì gli studi di terza elementare nella scuola privata ad Asso nel 1866-67: poi da seminarista prima e da giovane prete poi, tornava per passarvi le vacanze estive.

A Desio Achille Ratti, visse fino ai 10 anni, venendo educato dal cappellano scolastico don Giuseppe Volontieri, che su incarico della Congregazione della Carità locale aveva aperto presso la sua abitazione corsi di un solo anno, frequenta poi dal 1863 al 1866 a Seregno le prime classi elementari E per gioco del destino nella stessa scuola studierà anche Achille Locatelli, che proprio Ratti eleverà alla porpora cardinalizia nel suo primo Concistoro nel 1922.

La filanda, curata dal padre Francesco, venne ceduta, nella primavera del 1867 ai Fratelli Bozzotti, la famiglia Ratti si trasferì così a Milano, nel vicolo del Cantoncello nella Contrada del Bottonuto, presso Porta Romana.

Il piccolo Achille, il 5 novembre 1867, all'età di dieci anni, entrò nel Seminario ginnasiale di San Pietro Martire a Seveso. Studente modello, passò poi al collegio Arcivescovile di S. Pietro Martire a Milano, quindi per due anni, in quello di Monza, per approdare infine al Collegio arcivescovile San Carlo di Milano dove preparò la licenza liceale che ottenne al liceo Parini.

Completò la sua formazione al Seminario Lombardo di Roma, dove fu ordinato sacerdote il 20 dicembre 1879, a ventidue anni, nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Rimase a Roma, conseguendo le lauree in Teologia e Diritto Canonico all’Università Gregoriana e in Filosofia presso l’Accademia di San Tommaso. Tornato a Milano, alla fine del 1882 fu chiamato a insegnare sacra eloquenza e teologia dogmatica presso il Seminario Maggiore e l'8 novembre 1888, entrò a far parte dei dottori della prestigiosa Biblioteca Ambrosiana, dove rimase fino al 1912.

Durante gli anni milanesi, si distinse per la vastità degli studi e dottrina, il rigore filologico e per le pubblicazioni scientifiche. A Ratti giunsero numerosi riconoscimenti di paleografi e bibliotecari non ecclesiastici che mettevano in luce l'esemplarità della sua attività di bibliotecario, attività che lo portò a visitare le più importanti raccolte europee.

La sua corrispondenza con il prefetto dell'Ambrosiana, Ceriani, divenne una testimonianza di notevole interesse per la storia della cultura erudita, inoltre ebbe amicizie importanti, con Mercati, che ritroverà alla Biblioteca Vaticana, Ferrini, grande studioso di diritto romano, il bollandista belga Van Ortroy, oltre ad Angelo Roncalli (altro papa lombardo, futuro Giovanni XXIII) con cui lavorò a un saggio sulla visita di San Carlo Borromeo a Bergamo.

Diverse anche le attività parallele, come il riordinamento dell'archivio storico diocesano, l'esame di vari resti e reliquie di santi e di martiri, la catalogazione della pinacoteca e del museo e la predicazione alla comunità tedesca di Milano.

Ebbe poi una serie di problemi legati all’identificazione delle reliquie di San Satiro, Ratti riconobbe autentiche quelle conservate a Milano, ciò lo portò a essere oggetto di minacce di morte da parte dei cattolici di Volterra che si vedevano privati del loro santo più noto.

In questi anni trascrisse e pubblicò rarissimi codici e documenti d’archivio, riordinò la Biblioteca della Certosa di Pavia, la Biblioteca e la Pinacoteca Ambrosiana, il Museo Settala, restaurò i codici e le pergamene del Capitolo del Duomo di Milano danneggiati da un incendio, promosse diverse iniziative culturali ottenendo fra l’altro il riconoscimento di membro effettivo della Regia Deputazione di Storia Patria per le antiche province lombarde e di socio del Regio Istituto Lombardo e Veneto di scienze e lettere.

Fece parte di una commissione cittadina, che nel maggio 1898, protestò presso il generale Bava- Beccaris, per le sanguinose e violente repressioni operate in quei giorni. Tra il 6 maggio e il 9 maggio 1898 la città fu scossa dalla "protesta degli stomaci", moti popolari contro l'aumento del grano. Il re Umberto I mandò a domare la rivolta il vecchio generale piemontese che usò l'artiglieria, uccidendo almeno 300 persone, secondo le cifre ufficiali. Giorni che misero a dura a prova Milano e dintorni.

Nel frattempo Ratti continuò la sua attività sacerdotale come cappellano, per oltre vent’anni, delle Suore di Nostra Signora del Cenacolo di Milano e si dedicò all’alpinismo, compiendo una serie di scalate sul Monte Rosa nel 1889 e sul Monte Bianco nel 1890.

Chiamato a Roma nel febbraio 1912 dal Pontefice Pio X come vice-prefetto della Biblioteca Vaticana, Ratti ne divenne il prefetto il 1 settembre 1914.

Nonostante i problemi causati dalla prima guerra mondiale, il bibliotecario Ratti lavorò alla Biblioteca Vaticana con le sue eccezionali doti culturali e la sua consolidata competenza professionale unificando i diversi cataloghi degli stampati, continuando la catalogazione dei manoscritti, promuovendo l’edizione fototipica della Geografia di Tolomeo e incrementando il ricco gabinetto del restauro.

Nel maggio 1918 il Papa Benedetto XV lo inviò in Polonia e in Lituania, con la qualifica di Visitatore apostolico, per ricostituire nazioni la Chiesa in quelle nazioni. Un compito non facile considerando che questi territori venivano da quattro anni di occupazione tedesca e in preda da tempo da sanguinose lotte regionali.

Il 3 luglio 1919 Ratti fu confermato rappresentante dell’autorità pontificia con il titolo di Nunzio apostolico, e il successivo 28 ottobre venne consacrato Arcivescovo nella Cattedrale San Giovanni di Varsavia, alla presenza del Presidente della Repubblica Polacca.

Ma nell’agosto 1920 la Polonia viene invasa dalle truppe bolsceviche e Ratti dovette lasciare la Polonia, rientrando in Italia per assumere il compito di Arcivescovo di Milano, dove ricevette la nomina a Cardinale, con il titolo presbiterale di San Martino ai Monti, l'8 Settembre 1921.

L’insediamento di Ratti a Milano, arrivò in un particolare momento politico e sociale. La situazione era resa instabile dalla forte crisi sociale ed economica sempre più opprimente che travagliava tutto il Paese. Il futuro Papa, dovette subito confrontarsi, in un difficile rapporto con il potere politico meneghino. Da una parte la giunta guidata dal sindaco socialista Angelo Filippetti che non aveva voluto presenziare alla cerimonia dell’ingresso in diocesi del cardinale per mere ragioni politiche. Dall'altra con l’emergente fenomeno politico dei fasci di combattimento, fondati proprio a Milano, due anni prima, dal milanese d’adozione Benito Mussolini, il quale, nella primavera di quello stesso 1921, proprio nel capoluogo lombardo, fu eletto per la prima volta deputato.

E proprio nei mesi trascorsi a Milano, Achille Ratti ebbe modo di formarsi un giudizio sul futuro capo del fascismo, che si sarebbe rivelato quanto mai veritiero e profetico. E con Mussolini ebbe diverse frizioni e scontri, fino all'ultimo respiro.

L’8 dicembre 1921 il Cardinale Achille Ratti ha la soddisfazione di inaugurare, anche quale Legato pontificio, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, per la fondazione della quale si era ripetutamente adoperato, associandosi a padre Agostino Gemelli sulla necessità d’istituire un ateneo nel quale si realizzasse “l’armonia della fede e della ragione.”

Dopo la morte di Papa Benedetto XV il 2 febbraio 1922, si riunì il Conclave con l’intervento di 53 cardinali e al quattordicesimo scrutinio, quattro giorni dopo, Achille Ratti, all'età di sessantacinque anni, fu eletto Papa con 42 voti assumendo il nome di Pio XI. Il suo Segretario di Stato, fu Eugenio Pacelli, che diventerà poi il suo successore al soglio pontificio.

Il primo atto di Papa Ratti, fu di quelli eclatanti e dirompenti. Impartì la tradizionale benedizione “Urbi et orbi” dalla loggia esterna di San Pietro, che era rimasta chiusa da quando nel 1870 il Regno d’Italia si era impadronito del Vaticano. I fedeli assiepati nella piazza acclamano gridando “Viva Pio XI. Viva l’Italia”. Un episodio, fondamentale che porterà alla soluzione della “questione romana”. E uno dei primi impegni di Achille Ratti da Papa, fu proprio quella dell’attesa riconciliazione fra la Santa Sede e il Regno d'Italia. Ratti non a caso aveva scelto la pace come motto del suo pontificato “Pax Christi in regno Christi“ cioè Pace fra gli uomini, pace fra tutte le realtà.

Finalmente l’11 febbraio 1929 furono firmati ”I patti lateranensi” il Trattato con il quale la Santa Sede riconobbe il Regno d’Italia e a sua volta l’Italia riconobbe la Città del Vaticano come stato.

Un risultato storico, che si accompagna sul piano diplomatico agli altri undici Concordati, raggiunti con altrettanti Stati e ai cinque Accordi internazionali da lui conclusi su particolari questioni.

Ricordando anche che nel 1926, aveva espresso la sua condanna verso l’’Action française’, il cui esasperato nazionalismo, gli risultava pericoloso per la pace.

Nonostante “I patti lateranensi”, sorsero ben presto contrasti con il Governo Italiano in merito all’applicazione degli stessi Patti (Enciclica “Domini illius magistri” del 1929), soprattutto per quanto riguardava l’Azione Cattolica, che era diventata l’obiettivo degli attacchi del regime fascista, che mal sopportava che vi fossero delle Associazioni giovanili, al di fuori della sua ottica politica e autorità. Si giunse allo scontro più aperto il 31 maggio 1931 con lo scioglimento imposto alle Associazioni; papa Pio XI rispose il 29 giugno con l’enciclica “Non abbiamo bisogno”; solo nel 1932 si giunse poi a un accordo con Mussolini.

Il 31 dicembre del 1929, con l'enciclica Divini illius Magistri, rivendicò così alla famiglia e alla Chiesa il diritto inviolabile di educare i giovani, con precedenza rispetto allo Stato, l'educazione fornita dalla Chiesa serve a formare il vero cristiano, con lo scopo di collaborare per la grazia di Dio.

Solo un anno più tardi, il 31 dicembre del 1930, la Casti connubi, che rievocava nel nome l'Aracnum Divinae di Leone XIII, condannava il neopaganesimo colpevole di sostenere l'emancipazione della donna, oltre a mettere in pericolo l'unità matrimoniale creata da Dio nella famiglia.

Il 15 maggio del 1931, invece, fu diffusa la Quadragesimo anno, che si rifaceva alla Rerum Novara di Leone XIII, e che poneva le basi per il cattolicesimo sociale e, il 20 dicembre del 1935, Ad Catholici sacerdotii, esaltava la missione del sacerdozio cattolico.

Nel suo lungo pontificato, durato diciassette anni, Papa Ratti, ha canonizzato personalità illustri come Giovanni Fisher e Tommaso Moro, martiri vittime dello scisma di Enrico VIII. Quindi la pastorella di Lourdes Bernadette Soubirous, Giovanni Bosco, fondatore dei Salesiani e Teresa del Bambino Gesù, che vide come un modello di semplicità e di carità.

Inoltre dichiarò dottori della Chiesa, Alberto Magno, Pietro Canisio, Giovanni della Croce e Roberto Bellarmino. Uno dei suoi passaggi più importanti a livello internazionale, fu l'attenzione verso l'attività missionaria e di evangelizzazione, consacrando in San Pietro sei Vescovi cinesi il 28 ottobre 1926, un anno dopo fu la volta di un giapponese e altri negli anni successivi di altre nazionalità. S’impegnò perchè fossero conosciuti e tenuti nel debito conto i problemi delle Chiese orientali. Promosse tre Giubilei accolti con larghissima partecipazione dalla cattolicità.

Un riconoscimento particolare fu riservato al Papa Ratti dal mondo della comunicazione, infatti, il 12 febbraio 1931, nel nono anniversario della sua incoronazione, con la presentazione dello scienziato Guglielmo Marconi inaugurò la potente stazione della Radio Vaticana, inviando a tutti, in lingua latina, il messaggio Qui arcano Dei.

Lo storico documento fu indirizzato specificatamente “a tutto il creato, a Dio, ai cattolici, alla gerarchia, ai religiosi, ai missionari, a tutti i fedeli, agli infedeli e dissidenti, ai governanti, ai sudditi, ai ricchi, ai poveri, agli operai e ai datori di lavoro, agli afflitti e perseguitati”.

Del nuovissimo servizio radiofonico il Pontefice si servì altre volte anche negli anni successivi, inviando messaggi a uditori lontani, sempre riconoscente a Guglielmo Marconi che l’11 febbraio 1933 gli mise a disposizione anche la Stazione radio a onde ultracorte, dal Pontefice definita “primato di scientifica utilità”.

Nel 1937, Papa Pio XI si scagliò contro il nazionalsocialismo tedesco e il comunismo stalinista sovietico, le due ideologie politiche totalitarie e violente che condizionavano i destini dell'Europa, infatti l'enciclica Mit Brennender Sorge del 14 marzo, era indirizzata al Reich nazista, mentre la Divini Redemptoris del 19 marzo è un’accusa contro il comunismo ateo.

Ratti attaccavano un comunismo che aveva distrutto la civiltà e la religione cristiana, con la condanna ai lavori forzati di sacerdoti e vescovi, mentre, su ciò che accadeva in Germania, sottolineava l'illegalità delle violente misure adottate, ma anche la necessità di consentire la manifestazione libera della propria volontà.

Negli ultimi mesi di vita, Papa Ratti si dimostrò più volte amareggiato verso la politica italiana. Rimproverare apertamente Mussolini per il suo silenzio-assenso, per l’annessione dell’Austria alla Germania nazista e ancora più deciso e combattivo, nonostante l'età, rifiutò ogni contatto con il dittatore tedesco, ritirandosi a Castelgandolfo quando venne in visita in Italia dal 3 al 9 maggio 1938, chiudendo i Palazzi e Musei Vaticani per impedire la visita dei nazisti in Vaticano.

Inoltre manifestò la sua tristezza, perché a Roma era stata inalberata una croce uncinata “che non era quella di Cristo”. Cardiopatico, Pio XI morì improvvisamente d'infarto a ottantadue anni, il 10 febbraio, alla vigilia del diciassettesimo anno di pontificato e oggi le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane, accanto alle tombe di Benedetto XV e Pio X.

Sugli ultimi momenti della sua vita aleggiano diverse dicerie. Si dice che Papa Ratti, prima di morire, stesse redigendo un documento contro la discriminazione razziale, il regime fascista da cui era fortemente avversato così come quello nazista. E che venne in proposito avvelenato dal suo medico personale Francesco Saverio Petacci, padre dell’amante di Mussolini, Claretta.

Il giorno seguente, 11 febbraio avrebbe dovuto pronunciare un discorso per il decennale del Concordato. E molti si aspettavano che avrebbe condannato le dittature nazista e fascista, dopo le roventi polemiche dei mesi precedenti sulle leggi razziali.

Il Pontefice, aveva sul tavolo di lavoro anche la bozza di un’enciclica contro l’antisemitismo poi accantonata dal successore, Pio XII.

Di quel documento ma non ne è mai stata trovata conferma e il testo dell’ultimo incompleto discorso di Pio XI, rimasto inedito, fu reso noto nella bozza, da Papa Giovanni XXIII solo, vent'anni dopo, il 6 febbraio 1959. In quelle righe Benito Mussolini e Adolf Hitler, venivano paragonati a Nerone. Nel 1972 il cardinale Eugène Tisserant, in un memoriale a lui attribuito, riguardo alla morte di Pio XI avrebbe affermato: “Lo hanno eliminato, lo hanno assassinato”.

Tra le caratteristiche di Papa Ratti, oltre ad essere profondamente brianzolo era quello di essere un'amante della natura e in particolare della montagna. Un amore profondo che verrà condiviso poi decenni dopo da Karol Wojtyla, immortalato sulle nevi e in camminate alpine, con fotografie diventate iconiche e che hanno fatto storia.

Papa Ratti divenne socio della Sezione di Milano del Club Alpinistico Italia, già nel 1888 e fu anche un membro del consiglio direttivo nel1890. La Sezione di Desio nel 1921 lo nominò socio onorario.

La prima e certamente più importante impresa del futuro Pontefice fu la scalata sulla parete est del Monte Rosa, per la via aperta nel 1872 dai fratelli Plendebury e da Taylor, inglesi, con delle guide locali. Un versante che nel 1881, fu al centro della prima grande tragedia dell'alpinismo italiano con la cordata di Marinelli e delle sue guide, travolta da una valanga nel canalone che oggi porta il suo nome, così come il rifugio collocato lungo l'itinerario di avvicinamento alla parete.

L'evento non scoraggiò l'allora don Achille Ratti che con l'amico don Grasselli e le fedeli guide Gadin e Proment di Courmayeur, non solo salì la parete, ma fu anche il primo a compiere la traversata del Monte Rosa da Macugnaga a Zermatt, per il colle Zumstein.

Il gruppo partì da Macugnaga il giorno 29 luglio 1889 per arrivare alla capanna Marinelli alle sette di sera, poi verso la una di notte uscirono dal rifugio e la salita ebbe inizio, con in testa Giuseppe Gadin, secondo don Ratti, poi Alessio Proment e ultimo era don Grasselli. Dopo aver attraversato il canalone Marinelli, il gruppo arrivò alle prime rocce, dove sostò, poi la scalata continuò senza intoppi, per circa dodici ore e verso l'una di pomeriggio la cordata si concesse un po’ di ristoro con del cioccolato. Alle 19,30 la cordata raggiunse la punta est della cima Dufour, era il 30 luglio 1889 e l'aneroide di don Ratti segnava l'altezza di 4600 m.

Il 31 luglio, verso l’alba, il gruppo salì la cima più alta della Dufour, poi iniziò la lunghissima discesa verso Zermatt ma, alle ultime rocce sotto il Grenzgipfel, fu presa la decisione di non seguire l'itinerario comune di discesa, ma di dirigersi verso il colle Zumstein posto a 4450 m.

La discesa verso Zermatt fu lunghissima, al punto che ci fu un nuovo bivacco nelle vicinanze del rifugio del Riffel anche perché la guida Gadin non riuscì a trovare il sentiero sulla morena che avrebbe condotto la cordata finalmente a riposarsi a Zermatt, dove arrivarono con un giorno di ritardo rispetto al previsto.

Se la salita lungo la parete Est del Monte Rosa fu l'impresa alpinisticamente più significativa di Achille Ratti, la carriera alpinistica del futuro Pontefice continuò alla ricerca di nuove mete.

Il 1 agosto 1889, don Ratti, don Grasselli e le loro guide sono a Zermatt, località il fascino del Cervino attirava moltissimo il futuro papa e i suoi compagni. Il gruppo si riposò poi il 6 agosto, dopo un tentativo fallito a causa del cattivo tempo, partì alla volta della montagna.

I membri della comitiva erano don Ratti, le guide Gadin e Proment ai quali si unì Francesco Bich, guida di Valtournenche, solo don Grasselli non si la sentì affrontare la scalata, forse per la stanchezza accumulata nei giorni precedenti.

Il programma vide la salita diretta al Cervino da Zermatt; un'impresa di tutto rispetto, con il gruppo che partì a mezzanotte, alle quattro erano alla capanna dell'Hornli, dove sostarono per riprendere la salita: e la vetta fu raggiunta dopo sedici ore di scalata.

Data l'ora tarda, la cordata si preparò a un bivacco, poco sotto la cosiddetta spalla del Cervino, poi la mattina seguente, giunti alla capanna dell'Hornli incontrarono don Grasselli che, da solo, gli era andato incontro.

Ma l'attività alpinistica era tutt'altro che conclusa, Achille Ratti decise di scalare il Monte Bianco.

La sera del 27 luglio 1890, don Ratti e don Grasselli sono a Courmayeur per tentare di ripetere la via percorsa dalla cordata Martelli il 16 e 17 agosto 1889, con le guide Gadin e Proment che prospettano però ai due sacerdoti una diversa possibilità che avrebbe permesso alla cordata di seguire un itinerario nuovo.

Dopo due salite di allenamento al Crammont il 28 luglio e al colle del Gigante il giorno successivo, il 30 luglio 1890, la cordata, con anche don Giovanni Bonin, vicario di Prè St.Didier, partì alla volta del rifugio Sella, ancora oggi uno dei rifugi più isolati del massiccio, dove giunsero nel pomeriggio. La mattina dopo con un tempo splendido, alle ore quattro la cordata si mise in marcia e circa a mezzogiorno giunse in vetta al Monte Bianco. Al momento del ritorno, una fitta nebbia sconsigliò di intraprendere la discesa verso Courmayeur lungo ghiacciai con crepacci e pronti a rompersi, la discesa si svolse ungo il meno impegnativo versante francese.

La mattina del 1 agosto 1890 il gruppo lasciò il rifugio Vallot, oltrepassò il Dome du Gouter e scendono fino al colle di Bionassay, poi, invece di seguire l'itinerario lungo i contrafforti delle Aiguilles Grises, tennero la sinistra discesero il ghiacciaio del Dome, scavalcarono lo sperone che sostiene la vetta delle Aiguilles Grises, continuarono lungo il ghiacciaio del Miage e giunsero a Courmayeur verso le 17. Con la salita al Monte Bianco, completò un trittico di salite con Monte Rosa e Cervino, davvero di alto livello.

Nell’ottobre 1913, girò sulle Grigne per quattro giorni, passando dalla Capanna Releccio (attuale rifugio Bietti) e dalla Capanna della Vetta (attuale rifugio Brioschi), un'ascesa che in pratica concluse il momento alpinistico-scalatore di Achille Ratti. Per ricordare questa impresa, a cento anni di distanza, è stato inaugurato un monumento di bronzo, dedicato a Pio XI e opera dello scultore esinese Michele Vedani (una copia in marmo si trova in Duomo a Milano). Per celebrare la giornata le Poste Italiane emisero un annullo filatelico.

Nel settembre del 1921, pochi mesi prima della sua elezione a Pontefice, l'allora Cardinale Ratti ebbe un cordiale colloquio con i dirigenti della sezione del CAI di Desio, in quell’occasione il futuro Papa spronò i membri a incrementare l'attività alpinistica, spingendosi anche al di fuori della cerchia di montagne di solito frequentate. Forte di un simile incoraggiamento, la sezione cittadina, si diede da fare e non molto tempo dopo, la dirigenza chiese a una piccola delegazione di soci, di visitare un rifugio ex austro-tedesco, posto nelle Alpi Venoste, alla testata della Vallelunga, nel gruppo della Palla Bianca.

Di ritorno dalla prima visita ufficiale, la delegazione parlò di un “piccolo rifugio di alta montagna, degno di essere intitolato al nome augusto di Sua Santità” e il 15 agosto 1926 fu intitolato a Pio XI il rifugio alla Palla Bianca, che è adesso la casa del Papa alpinista, simbolo della sua passione per la montagna.

Letto 718 volte

Claudio for Expo

ICH Sicav

 

 

 

 

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di piu'

Approvo

Scrivi alla Redazione

Puoi scriverci al seguente indirizzo:

bollentini@labissa.com

 

 

 

Seguici anche su:

Realizzato da: Cmc Informatica e Comunicandoti